FARMACI
BIOTECNOLOGICI
I Farmaci
Biotecnologici sono sostanze biologicamente attive (proteine e acidi nucleici)
che vengono prodotte del tutto o in parte attraverso biotecnologie innovative e
che rispondono a precisi requisiti. Vengono generate da una fonte non nativa
(non esistente come tale in natura).
L’ingegnerizzazione
del sistema biologico può consistere nella manipolazione del genoma sfruttando
la tecnologia del DNA ricombinante (si intende una
sequenza di DNA ottenuta artificialmente dalla combinazione di materiale
genetico di origini differenti) o,
come nel caso degli anticorpi monoclonali, nella generazione di un ibridoma.
Agiscono da
endofarmaci: il loro meccanismo d’azione mima la funzione delle molecole biologiche
endogene, ad esempio degli ormoni proteici classici (come l’insulina) o
innovativi (citochine).
Da questa
definizione di biofarmaco vengono esclusi gli antibiotici che vengono prodotti
in natura dai microrganismi attraverso la fermentazione.
Due esempi
di farmaci biotecnologici sono: gli agenti stimolanti l'eritropoiesi (ESA) e
gli anticorpi monoclonali (MAB).
ESA
La maggior
parte degli agenti stimolanti l'eritropoiesi sono eritropoietine ricombinanti.
Benchè l'eritropoietina non sia l'unico fattore di crescita responsabile
dell'eritropoiesi, essa è il più importante regolatore della produzione di
globuli rossi. Una sua carenza provoca anemia.
L'eritropoietina
è sintetizzata regolarmente dal rene (ma anche da fegato e milza) con un picco
pomeridiano, e la sua sintesi aumenta di 100 volte in seguito a cambiamenti nella disponibilità
di ossigeno. I suoi effetti si esplicano per la sua interazione con recettori
specifici sulla superficie dei progenitori eritroidi, ovvero i
megacariociti.
Il recettore
a cui si lega l'EPO è EPO-R, una glicoproteina trasmembrana appartenente alla
famiglia dei recettori per le citochine. Il gene di EPO-R è espresso non solo
sui megacariociti, ma anche in miociti,
endotelio, tessuto cardiaco, fegato e cervello. Quando non lega l'EPO esiste in
forma dimerica. Il recettore appartiene alla famiglia JACK-STAT, ovvero in
seguito a legame con il substrato, JACK (tirosinchinasi citoplasmatica)
fosforila 8 residui tirosinici presenti sulla faccia citoplasmatica di EPO-R.
Le tirosine fosforilate agiscono da siti per l'ancoraggio di proteine segnale e
fattori di trascrizione, come STAT che porterà alla trascrizione di diversi
geni che promuovo la sopravvivenza, la differenziazione e la proliferazione
cellulare.
Se il
complesso EPO-recettore rimane associato viene internalizzato e demolito,
quando invece la proteina si trova in forma libera viene metabolizzata a
livello renale ed epatico .
L'eritropoietina
contiene 165 AA che servono per il legame recettoriale e 4 catene oligosaccaridiche
(terminanti con 7-11 residui di ac. Sialico → n determina l'isoforma) che
determinano la farmacocinetica.
L'EPO
ricombinante o rHuEPO è prodotta mediante l'ingegnerizzazione genomica; il DNA
ciclico viene introdotto all'interno di cellule batteriche, lievitiche o
animali. Batteri e lieviti producono una grande quantità della glicoproteina,
però non sono in grado di glicosilarla. La glicosilazione è necessaria per
l'attività biologica, serve per il ripiegamento delle catene polipeptidiche,
proteggono le strutture proteiche e modulano la farmacocinetica.
Le rHuEPO
sono:
-
rHuEPO
α e β con grado di glicosilazione simile alla EPO umana
-
Darboboietina
(NESP), una forma geneticamente modificata dell'eritropoietina iperglicosilata.
L'iperglicosilazione comporta una minor affinità tra proteina e recettore (5
volte meno affine) con conseguente emivita maggiore rispetto a EPO umana e
rispetto alle altre EPO ricombinanti. L'effetto è più duraturo, infatti se
somministrata per via sottocutanea è suffieciente una iniezione una volta al
mese.
-
C.E.R.A.
(Continuous
Erythropoietin Receptor Activator,
"attivatore continuo del recettore dell’eritropoietina") è una molecola di eritropoietina alla quale è aggiunta una
lunga catena proteica, che porta il suo peso ad essere quasi il doppio della
molecola standard. E' una catena singola da 30 kDa di
metossi-polietilenglicole, integrata con l’EPO β, attraverso un legame con
l’acido succiminidil-butanoico Per queste
peculiarità, la sua emivita è molto lunga: ciò permette di allungare gli
intervalli di somministrazione, arrivando fino ad una volta al mese.
Oltre
all'iperglicosilazione, anche la pedilazione con polietilenglicolo comporta
minor affinità per il recettore. NESP e CERA si legano poco al recettore e si
staccano in fretta, stimolando i recettori alla risposta, senza “saturarli” e
consumarli.
Una
volta attivato il recettore dell'EPO, la risposta intracellulare prosegue per
diversi minuti dopo che il ligando si è dissociato dal complesso recettoriale.
Per questo motivo non è necessaria l'occupazione prolungata o continua del
recettore per la stimolazione dell'eritropoiesi (darbo e C.E.R.A.).
Le proteine hanno un’elevata biodisponibilità
se somministrate per via sottocutanea, il loro assorbimento è molto veloce; la
somministrazione sottocutanea di darbopoietina e C.E.R.A. può essere effettuata
una volta/mese (↑ t1/2), mentre le somministrazioni di rHuEPO devono essere più
frequenti.
CONCLUSIONI:
- Lo scopo della terapia con ESA,
in corso di anemia renale, è quello di colmare la carenza cronica
dell’ormone eritropoietina
- Più continua è la presenza in circolo
dell’Epo e tanto più efficace è l’azione eritropoietica
- La clearance degli ESA è dovuta
principalmente all’azione di internalizzazione e degradazione recettoriale
- Diminuendo l’affinità recettoriale
diminuisce la clearance degli ESA e aumenta la loro emivita
- L’emivita prolungata conferisce agli ESA
una maggiore efficacia eritropoietica
Anticorpi monoclonali (MAB)
Gli anticorpi
monoclonali sono anticorpi tutti identici tra loro e specifici per un
determinato antigene. La tecnologia dei MAB prevede l’inoculo di un determinato
antigene in un individuo immunocompetente (che produce linfociti B); l’
estrazione e isolamento dei linfociti B e la loro successiva fusione con una
cellula tumorale (mieloma) che è in grado di stimolare la sua riproduzione
(cosa che non avverrebbe se il linfocita B dovesse rimanere isolato in vitro) e
la sintesi di anticorpi specifici verso l’antigene.
Gli anticorpi sono molto
importanti in farmacologia, in quanto sono estremamente selettivi e mirano a
colpire una singola struttura biologica (recettore, proteina) in modo preciso,
riducendo così gli effetti collaterali e aumentando l’efficacia della terapia.
Più di 30 anticorpi
monoclonali (IGG) approvati dalle autorità regolatorie americane (FDA) ed
europee (EMA); circa il 30% dei farmaci di nuova immissione saranno MAB.
Gli anticorpi
monoclonali, come tutti gli anticorpi, sono costituiti da:
·
Due frammenti Fab: frammento che riconosce e lega selettivamente
l’antigene (opsonizzazione)
·
Un frammento Fc (frammento
cristallizabile) che è in grado di interagire con numerosi recettori chiamati
FcR, posti sulla superficie di molte cellule immunitarie (macrofagi,
eosinofili, basofili, linfociti B) e di metterle in contatto con l’antigene da
eliminare. Al frammento Fc di alcuni anticorpi (principalmente IgG) si legano
inoltre alcuni fattori della via classica del complemento, che utilizzano così
l'anticorpo per ancorarsi alla superficie della particella estranea e mettere
in atto quella cascata di reazioni volte alla sua eliminazione.
Negli anticorpi
monoclonali la porzione Fc viene glicosilata; la glicosilazione è correlata
alla funzione biologica in quanto lega il complemento, ha effetto citotossico e
può influenzare la farmacocinetica.
I MAB vengono utilizzati
in diverse aree terapeutiche:
·
Oncologia
·
Artrite reumatoide
·
Asma
·
Osteoporosi
·
Riduzione
dell’ipercolesterolemia dovuta ad una mutazione del gene che codifica per un
enzima, il PCSK9. Questo è deputato alla degradazione dei recettori LDL e la
mutazione comporta un aumento dell'attività di PCSK9 determinando una precoce
degradazione del recettore LDL con conseguente accumulo di LDL in circolo. Gli
anticorpi sono in grado di legarsi a questa proteina impedendone l'azione.
Nel corso degli anni si
è assistito all’evoluzione degli anticorpi, dalla forma murina a quella umana,
poiché gli anticorpi murini funzionano, ma successivamente perdono la propria
efficacia poiché il nostro organismo li riconosce come estranei e produce
anticorpi contro di essi. Vennero generati gli Anticorpi chimerici (XIMAB):
costituiti per il 34% da proteine murine e per il 66% da proteine umane, con
emivita di 4-5 giorni. Altri studi produssero anticorpi quasi interamente umani
(UMAB): il 90-95% è costituito da sequenze umane. Fino ad arrivare agli
Anticorpi interamente umani (MUMAB): presentano un’emivita molto più lunga dei
precedenti (3 settimane, come quelli umani).
In seguito alla
somministrazione per via endovenosa gli anticorpi seguono un’eliminazione
bifasica: inizialmente avviene una rapida fase distributiva negli organi
maggiormente perfusi; in un secondo momento avviene una lenta fase di
eliminazione.
Gli anticorpi dal plasma
diffondono negli spazi extracellulari per diffusione e transcitosi, non possono
attraversare le barriere (come l'ematoencefalica). Gli anticorpi possono essere
eliminati in diversi modi:
·
Vie mediate dal target
(internalizzazione)
·
Anticorpi anti-MAB
·
Vie non specifiche (es.
proteolisi)
Esistono 5
classi di immunoglobuline (anticorpi)
raggruppate in base alla sequenza aminoacidica della regione costante della
catena pesante: IgM, IgD, IgE, IgA, IgG.
Le isoforme delle IgG possiedono affinità per
il recettore Fc neonatale o FcRn, fatta eccezione per le IgG3. L'
FcRn è inizialmente coinvolto nel trasporto di IgG dalla placenta all'intestino
del feto. Nella vita adulta, si posiziona sulla superficie delle cellule
endoteliali, dei fagociti e degli epatociti. Queste cellule grazie al recettore
FcRn sono in grado di legare le IgG a livello degli endosomi. Qui le
trattengono, impedendo che vengano degradate e poi rilasciate non appena il
recettore viene riespresso sulla membrana. Le IgG3, a causa della loro scarsa
affinità per il recettore, possiedono emivita minore rispetto alle altre IgG.
Le
IgG murine non hanno affinità per FcRn, questo è il
motivo per cui vengono degradate velocemente; al contrario degli anticorpi
MUMAB che hanno affinità simile alle IgG dell'organismo.
La Farmacocinetica
dipende da diversi fattori :
-
interazione con FcRn
-
distribuzione dell'antigene → quando
l'antigene si trova sulla superficie cellulare, l'eliminazione dell'anticorpo
avviene mediante internalizzazione (meccanismo veloce); quando invece l'antigene
a cui si lega l'anticorpo è circolante, l'eliminazione, renale ed epatica, sarà
più lenta
-
condizioni dell'ospite → età, funzionalità
renale ed epatica, anche se le
differenze tra pazienti, in termini farmacocinetici, sono generalmente modeste
-
interazioni
farmaceutiche → i mab non sono metabolizzati dai citocromi, leggerissime
interazioni con altri farmaci
-
immunogenicità
FARMACI:
l
TRASTUZUMAB
Il
trastuzumab è un mab umanizzato che si lega al dominio extracellulare di
HER2/neu.
Con
l'acronimo HER2/neu viene identificato il recettore per il fattore di
crescita epidermico umano. HER2 è una proteina a funzione di recettore di
membrana del tipo tirosin chinasico (I recettori associati alla tirosina
chinasi sono privi di attività catalitica intrinseca, ma il legame con il
ligando induce la formazione di un recettore dimerico che interagisce ed attiva
delle tirosina-chinasi citosoliche), posizionata esternamente alla cellula
(faccia esterna), coinvolta nelle vie di trasduzione del segnale che portano
alla crescita, al differenziamento cellulare e all'inibizione dell'apoptosi.
Circa il 30%
dei tumori della mammella (anche in alcuni tumori all'esofago e allo stomaco)
si sviluppano in concomitanza ad una amplificazione del gene HER2/neu. Il
trastuzumab impedisce la dimerizzazione
del recettore, inibendo l'attivazione della tirosin chinasi e la trasmissione
del segnale a valle.
Al momento è
approvato per il cancro mammario che sovraesprime HER2/neu in combinazione con
paclitaxel come trattamento iniziale o come monoterapia in seguito a recidiva
dopo chemioterapia.
Farmacocinetica → vengono somministrati o 2 mg/kg
ogni settimana o 6 mg/kg ogni 3 settimane (dose d'urto = più comoda per il
paziente) per via endovenosa, questo perchè l'emivita è pari a 5,8 giorni. Se
somministrato per via sottocutanea i profili cinetici sono sovrapponibili.
Tossicità → effetti tipici degli altri mab,
ovvero: febbre, dispnea, brividi, nausea. L'effetto tossico più grave è
l'insufficienza cardiaca, questo deve essere riconosciuto prontamente. Prima di
una terapia, infatti, occorre un elettrocardiogramma che misuri la frazione di
eiezione cardiaca. L'insufficienza cardiaca come conseguenza della terapia con
trastuzumab ha un'incidenza pari al 5% circa.
l
ALEMTUZUMAB
L'alentuzumab è un mab umanizzato somministrato in caso di
leucemia linfoide cronica. La leucemia linfoide
cronica (LLC) è una malattia linfoproliferativa cronica caratterizzata dalla
proliferazione e dal conseguente accumulo di linfociti maturi neoplastici. La
proliferazione e l’accumulo di questi linfociti si manifesta con l’aumento del
numero dei globuli bianchi nel sangue venoso periferico e con l’ingrossamento
di una o più stazioni linfonodali. Alcuni di questi linfomi sono la conseguenza
di alti livelli di espressione del CD52 sulle cellule tumorali.
La CD52 è una proteina-antigene presente sulla
superficie dei linfociti maturi, su elementi testicolari e nello sperma. Essa è
la glicoproteina bersaglio del farmaco Alemtuzumab, il quale mediante il legame
con CD52 riesce a distruggere le cellule tumorali. La lisi cellulare avviene o
mediante ADCC, “citotossicità cellulare anticorpo-dipendente”, quindi
attraverso il rilascio di fattori citotossici; oppure attraverso CDC, ovvero la
citotossicità mediata dal complemento.
Farmacocinetica → il mab è
somministrato per via endovenosa alla dose di 30 mg/kg tre volte alla
settimana. A causa dell'ipersensibilità, il dosaggio inizia con un'infusione di
3 mg, seguiti da una dose di 10 mg due giorni dopo e, se il farmaco è ben
tollerato, da una dose di 30 mg due giorni dopo. Il farmaco ha un'emivita
iniziale di un'ora, ma dopo dosi multiple l'emivita aumenta fino a 12 giorni, e
circa alla sesta settimana di trattamento si raggiunge lo steady state.
Tossicità → gli effetti tossici
più preoccupanti includono reazioni infusionali acute e deplezione dei
neutrofili e delle cellule T. Nella maggior parte dei pazienti si verifica una
grave mielosoppressione. L'immunosoppressione indotta dall'anticorpo si associa
a un significativo rischio di infezioni fungine e virali, dunque è necessario
assumere anche degli antibiotici durante e dopo la terapia.
l
BEVACIZUMAB
Il bevacizumab è un
anticorpo umanizzato che inibisce l'angiogenesi. Ha come bersaglio il fattore
di crescita dell'endotelio vascolare VEGF, questo è un fattore che in seguito
al legame con il proprio recettore attiva la tirosinchinasi intracellulare, e
da inizio alla riproduzione delle cellule endoteliali; il bevacizumab è in
grado di porsi tra VEGF e il proprio recettore, impedendo stericamente la loro
interazione.
L'angiogenesi assicura il flusso di sostanze
nutritizie al tumore. Gli agenti antiangiogenici, come il Bevacizumab,
ritardano la progressione del carcinoma e se in combinazione con la
chemioterapia citotossica sono efficaci nel trattamento di tumori; per di più
normalizzano la pressione a livello della massa tumorale, aumentando la
capacità degli agenti chemioterapici di raggiungere il tumore.
Il
bevacizumab è usato:
- da solo per bloccare
la crescita del tumore renale, un carcinoma particolarmente vascolarizzato.
Aumenta,infatti, la sopravvivenza dei pazienti di 3 mesi.
- In concomitanza con
chemioterapici per il cancro al polmone, al colon retto e alla mammella.
Farmacocinetica → il mab ha un'emivita
pari a 20 giorni. E' somministrato con un infusione endovenosa di 30-90 minuti,
e la dose può variare in base ai diversi disegni clinici. Lo steady-state viene
raggiunto in 100 giorni.
Tossicità → l'effetto collaterale
più preoccupante è la potenzialità di danno vasale e sanguinamento. Altre
controindicazioni sono l'ipertensione e la proteinuria. L'ictus o l'infarto
miocardico sono due possibilità da tenere sotto controllo attraverso un attento
studio del profilo sanitario di ogni singolo paziente. Infine sono stati
riscontrati nei pazienti con cancro ovarico, casi di perforazione GI.
l
RITUXIMAB
Il rituximab è un
anticorpo chimerico, costituito, quindi, da una parte di origine umana ed una
parte origine murina. Quest'ultima sarà responsabile del legame con la
proteina-antigene CD20 delle cellule B, bersaglio del farmaco.
L’interazione di CD20
con questo anticorpo non porta ad internalizzazione ma all’attivazione della
trasduzione di un segnale i cui effetti finali sono inibizione della crescita
cellulare ed apoptosi. L’Fc dell’anticorpo sembra inoltre contribuire
all’effetto reclutando gli effettori naturali per l’ADCC ed attivando la CDC.
Questa
terapia è usata contro il linfoma non Hodgkin che è una neoplasia maligna del tessuto linfatico, con
localizzazione primitiva nei linfonodi e che più raramente possono comparire in
sede extra-nodale (cute, ghiandole esocrine,
gonadi, apparato gastro-enterico,sistema nervoso centrale).
---Si
differenzia dal linfoma Hodking per l'assenza delle tipiche cellule di Reed-Sternberg (grandi cellule binucleate) nei linfonodi
o in altre aree. ---
Gli
anticorpi anti-CD20 eliminano in maniera selettiva le cellule che esprimono
sulla loro superficie la molecola CD20, ovvero sia i linfociti B tumorali, sia
di quelli sani. In questo modo, vengono risparmiate le altre cellule sane ad
attiva proliferazione, che vengono invece danneggiate quando si usa la chemioterapia. E' stato dimostrato che l’aggiunta del mab incrementa notevolmente la risposta
clinica e la sopravvivenza dei pazienti, rispetto alla sola chemioterapia.
Farmacocinetica
→ Il rituximab viene somministrato in infusione endovenosa partendo
sempre da dosi e velocità di infusione minime, per poi via via aumentarle;
questo per evitare risposte di ipersensibilità. La sua emivita aumenta in
seguito al numero di infusioni: si passa dalle 76 ore della prima infusione
alle 206 ore in seguito alle quarta infusione. Questo cambiamento è imputabile
alle variazioni delle dimensioni del tumore e al cambiamento della popolazione
dei linfociti B. In seguito alla fine del trattamento il MAB può essere
riscontrato nel sangue del paziente per ancora 3-6 mesi.
Tossicità → Le reazioni all'infusione di rituximab possono mettere in
pericolo di vita, ma risultano solitamente lievi e limitate a febbre, brividi,
prurito alla gola, orticaria e lieve ipotensione. I pazienti dovrebbero essere
sottoposti a screening per l'epatite B prima dell'inizio della terapia, poiché
il mab potrebbe riattivare il virus. Dopo 1-5 mesi possono sopravvenire
sindromi autoimmuni.
l CETUXIMAB
Il
cetuximab è una immunoglobulina ricombinante chimerica uomo/topo che si lega al
dominio extracellulare dell'EGFR. Il legame impedisce la dimerizzazione
recettoriale, e quindi la trasduzione del segnale che porterebbe alla crescita
cellulare.
Viene
usato in diverse terapie:
-
per il tumore alla testa e al collo sia come monoterapia , sia in
combinazione con la radioterapia
-
per il tumore al colon-retto sia come monoterapia, sia in
associazione con l'irinotecan
Farmacocinetica → presenta caratteristiche farmacocinetiche non lineari. Ha
un'emivita di 7 giorni , e lo steady state viene raggiunto con la terza
infusione endovenosa settimanale. L'eliminazione avviene attraverso
l'internalizzazione con EGFR e degradazione da parte del RE. La clearance
diminuisce all'aumentare della dose.
Tossicità → gli effetti collaterali sono eritema acneiforme, prurito,
cefalea, diarrea. Gli effetti collaterali più gravi sono arresto
cardiopolmonare, pneumopatia interstiziale e ipomagnesiemia.
l PANITUMUMAB
E'
il primo anticorpo monoclonale totalmente umano che si lega specificamente al
dominio extracellulare dell'EGFR impedendone la dimerizzazione. La differenza
con Cetuximab è che non media la citotossicità cellulo-mediata.
Migliora
la sopravvivenza senza progressione di malattia nel cancro colorettale
metastatico.
Farmacocinetica → presenta caratteristiche non lineare. Dopo somministrazione
endovenosa ogni due settimane, i livelli allo stato stazionario si raggiungono
dopo la terza infusione. La dose ogni due settimane è di 6 mg/kg. La clearance
è in funzione della dose.
Tossicità → gli effetti avversi sono simili a quelli del Cetuximab e
comprendono anche fibrosi polmonare e anomalie elettrolitiche.
l EFALIZUMAB
L’efalizumab
è un anticorpo monoclonale umanizzato rivolto contro la molecola CD11
dell’integrina LFA-1. CD11 è una proteina coinvolta in diversi processi immunitari,
media infatti l’interazione tra i leucociti e le cellule endoteliali
(attraverso il legame con ICAM-1), la migrazione e la funzionalità delle
cellule T citotossiche. L’efalizumab previene il legame tra LFA-1 e ICAM-1
interferendo con questi processi. Questo MAB viene utilizzato contro la
psoriasi (malattia infiammatoria cronica della pelle).
Tossicità → L’agenzia europea di medicina ha sospeso dal commercio
l’efalizumab a causa degli effetti collaterali che il farmaco può provocare,
primo fra tutti la leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML), una
malattia virale rara e per lo più fatale caratterizzata da un danno progressivo
o da un processo di infiammazione della sostanza bianca cerebrale in posizioni
multiple; probabilmente dovuta all’inibizione della circolazione delle cellule
T. Altri effetti collaterali possibili sono la trombocitopenia, aggravamento
della psoriasi.
l FARMACI ATTIVI SU TNFα
A
questa famiglia appartengono il farmaco Infliximab e Adalimumab.
Il
primo blocca i siti di legame TNF, una citochina proinfiammatoria che gioca un
ruolo chiave nella reazione autoimmune, impedendogli il contatto con suo
recettore (TNFR) attraverso il quale agisce. E' un mab chimerico usato per il
trattamento della psoriasi, dell' artrite psoriasica, e dell' artrite
reumatoide. Dopo la sua somministrazione, però sono stati registrati in alcuni
pazienti alti livelli di trigliceridi e colesterolo.
Questo
effetto collaterale è comune anche all'Adalimumab. Nei pazienti trattati con
questo farmaco, infatti, i livelli di HDL e di LDL sono aumentati in maniera
esponenziale. Viene somministrato ai pazienti con artrite reumatoide e morbo di
Chron.
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